PAPAVERO, la tata che non poteva più volare

dai 6 anni

descrizione

con Giusi Marchesi, Marco Menghini e Francesca Poliani
testo e regia Carmen Pellegrinelli
coreografie Serena Marossi
scene Anita Ubbiali
costumi Marilena Burini
luci Marco Raineri
con il sostegno di Regione Lombardia e MIBAC

 

Evelina Papavero è una tata molto speciale, la amano tutti i bambini. Sa anche volare!

Un giorno però la sua magia svanisce e non si sa perché… Riusciranno Giulia e Michele ad aiutarla e a farla di nuovo volare?

Questo spettacolo vuole essere un’occasione per riflettere sul valore della genitorialità come scelta di cura e responsabilità, per mostrare come i suoi semi stiano all’interno di tante altre relazioni tra grandi e piccoli.

 

Durata 50 minuti circa
Età consigliata dai 6 anni (scuola primaria e secondaria I grado)

info e prenotazioni: tel. 035 4243079

note di regia

La signora Papavero è un personaggio originale ed eccentrico, una figura archetipica dal grande potere trasformativo, in grado di mettere in comunicazione il mondo dei grandi e quello dei piccoli e costruire un ponte relazionale solido tra questi due mondi pur non essendo un genitore.
Queste sua capacità e il suo essere un “non-genitore” mi hanno ispirato nello scrivere una storia nuova, che mettesse in luce la forza trasformativa di un personaggio antico nel contesto contemporaneo.

Attraverso questa storia, la signora Papavero diventa metafora di tutte quelle figure che lavorano per il sostegno alla relazione con i piccoli e che non sempre corrispondono alle loro figure genitoriali: tate, insegnanti, genitori affidatari, genitori adottivi.

Lo spettacolo propone due chiavi di lettura, una per i bambini e una per gli adulti.

Per i primi vuole essere un viaggio attraverso le atmosfere della magia di una tata che vola con l’ombrello, alla riscoperta di una dimensione condivisa del gioco e della scoperta del mondo prendendo per mano l’adulta/o.

Per i grandi mira a proporre una riflessione sul senso della genitorialità e propone di interpretare questo difficilissimo ruolo nel segno di una presa in carico collettiva e sociale, piuttosto che come esclusivo personale investimento identitario.

Di stampo classico, questo spettacolo di teatro d’attore mescola momenti comici, soprattutto nella prima parte, ad aperture più drammatiche nella seconda parte.

Abbiamo cercato di dare attenzione alla verità della relazione in scena, lavorando con adesione emotiva al percorso dei personaggi, che nella vicenda trovano e sviluppano ciascuno il proprio percorso interiore.

A dare risonanza lirico-poetica alle emozioni è la danza, giocata come gioiosa apertura, come ricerca di un proprio centro e come contatto, connessione, legame.

La scena è composta di elementi mobili, come i corpi, che possono riempire lo spazio, come pure svuotarlo facilmente, lasciando posto alla liricità dei vuoti.

Le musiche giocano su stili diversi: dal jazz al funky, dal rap alla classica. Lo spettacolo potrebbe essere letto come una grande riscrittura dall’archetipo della tata classica nel mondo contemporaneo.

Carmen Pellegrinelli